giovedì 23 ottobre 2014

ALLAGAMENTI OSTIA: RACCOLTA DIFFERENZIATA DELL'ACQUA, NON DELLA MONDEZZA

nella foto: Tassone allagato
Grande enfasi nel X Municipio per l'avvio dell'esperimento della raccolta differenziata della mondezza, quando invece il problema più serio sarebbe la raccolta differenziata delle acque, distinguendo quelle chiare da quelle scure. Questo sarà il motivo per cui centinaia di cittadini metteranno dentro i raccoglitori forniti dall'AMA, sacchetti pieni di acqua pulita e di acqua sporca.
Era l'11 marzo 2014 quando, su richiesta dei Consiglieri Rasi, Ferrara, Colloca, D'Annibale e Masi, fu convocato un consiglio straordinario del X Municipio per il problema della sicurezza idrogeologica del territorio di Ostia. Il Consiglio Straordinario non si fece mai, i problemi sono rimasti.
Sarà il 28 ottobre 2014 quando, forse, si terrà un altro consiglio, su richiesta dei Presidenti dei Gruppi Consiliari, per lo stesso problema, sollevato da cittadini e comitati che hanno occupato da giorni l'aula municipale, stanchi dell'imbarazzante incapacità della giunta presieduta da Tassone.
Eppure l'attuale presidente del Municipio, Tassone, quando per cinque anni ha fatto il capogruppo PD come opposizione, 'tuonava' (mai termine più infelice) denunciando il problema perché tanto sapeva che non toccava a lui risolverlo. Tassone ha fatto poi una campagna elettorale in cui 'prometteva' di risolvere il problema. Ora Tassone si mette da parte e aspetta che papà Zingaretti e zio Marino gli risolvano un problema che lui in quasi due anni di amministrazione, non ha saputo affrontare, dimostrando, con tutti i suoi uffici e uomini, una imbarazzante incapacità. Il suo slogan in campagna elettorale era: "onestà, competenza e passione". La competenza non si è mai vista, le giornate di 'passione' le ha fatte passare ai cittadini, esasperati di allagarsi ogni due gocce d'acqua, dunque gli rimane solo l'onestà intellettuale di riconoscere il suo completo fallimento: dimissioni.

QUESTA E' LA SCANDALOSA MEMORIA DI GIUNTA EMESSA IL 10 OTTOBRE 2014, IN RITARDO, INUTILE E CHE DIMOSTRA L'INCAPACITA' E L'INCOMPETENZA DI TASSONE.


lunedì 6 ottobre 2014

ACEA E CARABINIERI: VILE ED IRRESPONSABILE TOGLIERE L'ACQUA POTABILE ALL'IDROSCALO DI OSTIA

Irresponsabile e gravissima per la tutela della pubblica e privata incolumità è stata l'operazione oggi compiuta all'Idroscalo di Ostia da Carabinieri e ACEA. L'ACEA scortata da due pattuglie dei Carabinieri ha provato stamattina a lasciare senza acqua ben 70 famiglie dell'Idroscalo, infischiandosene dei bambini, degli anziani, dei diversamente abili e delle donne dell'Idroscalo di Ostia. Se non fosse stato per i residenti, nessuno avrebbe detto nulla: distacco e basta.
Il Municipio dove è?
Mentre va avanti l’esame parlamentare del Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità (legge 147/2013) che prevede all'interno l'introduzione della 'Tariffa sociale del servizio idrico integrato' (art.26) e un regolamento per gestire il fenomeno della 'Morosità nel servizio idrico integrato' (art.27), garantendo però un livello minimo di fornitura di acqua anche alle utenze non in regola con i pagamenti, oggi si interviene con il pugno di ferro all'Idroscalo di Ostia che vive già di per sè condizioni di disagio sociale. Non serve che anche ACEA e soprattutto i Carabinieri peggiorino la situazione. Dove è finito l'obiettivo di rafforzare la natura "pubblica" della risorsa acqua, come richiesto anche dal Referendum del giugno 2011? ACEA e Carabinieri se lo sono dimenticato?
Il problema esiste. L'ACEA è a conoscenza che da un contatore presso Piazza dei Piroscafi vengono alimentate da più di 30 anni almeno 70 famiglie e che questo contatore è intestato a una persona defunta, motivo principale della morosità presentatasi negli ultimi anni.
Ci domandiamo, l'ACEA a chi ha inviato i solleciti, compresa la comunicazione di costituzione in mora? Oppure l'ACEA ha operato una risoluzione contrattuale d'ufficio?
L'ACEA, consapevole che a quell'utenza sono collegate 70 famiglie, si è preoccupata di avvisarle o si è limitata ad inviare comunicazioni a un morto?
Ci domandiamo, i Carabinieri, consapevoli della situazione (tanto da essere intervenuti con ben due pattuglie a scorta della squadra ACEA), si sono resi conto che così facendo hanno facilitato l'insorgere di tensioni sociali nell'area? I Carabinieri si sono preoccupati di valutare quanti bambini, anziani e disabili sarebbero stati costretti ad affrontare situazioni igienico sanitarie proibitive per l'assenza dell'acqua?
Si chiede con urgenza un intervento chiarificatorio da parte dell'ACEA, nonché spiegazioni dell'irresponsabile operato dei Carabinieri ma soprattutto una soluzione da parte del X Municipio, competente per territorio.

domenica 5 ottobre 2014

OSTIA, PEDONALIZZAZIONE: SCATTA LA DENUNCIA PER FALSO IDEOLOGICO

Inoltrata alla Procura di Roma la denuncia nei confronti del X Municipio per falso ideologico. Nessuna manifestazione si è tenuta quest'estate su sede stradale, come invece risulta scritto nella determinazione dirigenziale che ha giustificato la chiusura del lungomare. Una menzogna in atto pubblico che può costare ai responsabili la pena della reclusione da 1 a 6 anni (nell’ipotesi aggravata è prevista la reclusione da 3 a 10 anni). In sostanza il X Municipio ha ingannato la fede pubblica cioè la fiducia che la collettività ripone nel ruolo amministrativo del X Municipio.

LA DENUNCIA
Considerata la complessità della formazione degli atti che hanno portato alla chiusura estiva del lungomare di Ostia, la denuncia è rivolta contro ignoti, ma interessa comunque sia gli organi politici (il presidente del X Municipio, Andrea Tassone, in testa) che quelli amministrativi. Esente da colpe la U.O. X Gruppo Mare del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale che è stata indotta ad adottare una non veritiera determinazione dirigenziale di chiusura del lungomare, resasi necessaria poiché il tratto di lungomare indicato risultava “interessato da occupazioni di suolo pubblico relative ad eventi autorizzati dal Municipio X" (DD 939 del 12 giugno 2014, prot.42390, pratica UTSS 34617).
Ricordiamo che il delitto di falso ideologico, di cui all'art. 479 c.p., presuppone necessariamente l’occultamento della situazione reale, così come ha fatto il X Municipio che ha continuato imperterrito a mantenere, senza alcun motivo, la chiusura della sede stradale, imponendo addirittura alla Polizia Locale di Roma Capitale la rimozione degli autoveicoli, residenti compresi. Mai il X Municipio ha informato la Polizia Locale di Roma Capitale che non ci sarebbe più stata alcuna occupazione della sede stradale del lungomare interessato. Un danno enorme per la collettività: ben 3.177 multe per divieto di sosta.
Ai sensi e per gli effetti dell’art. 479 c.p., chiediamo dunque con la nostra denuncia di punire i responsabili del X Municipio che, nei propri ruoli di pubblici ufficiali, hanno formato atti nell'esercizio delle loro funzioni, attestando falsamente che un fatto era stato da loro compiuto, vale a dire quello di autorizzare eventi su sede stradale per giustificare una pedonalizzazione di pura propaganda politica. Una grave violazione non solo della fiducia riposta dal cittadino nella funzione amministrativa del X Municipio, ma anche una violazione della sicurezza delle relazioni giuridiche all'interno del sistema sociale.
Il X Municipio con coscienza e volontà ha attestato falsamente qualcosa in un atto pubblico, seppure le contestazioni delle categorie dei commercianti, dei balneari e dei cittadini avessero richiesto più volte una spiegazione dei fatti a tutti evidenti: la sede stradale del lungomare era libera da eventi e non necessitava di alcuna chiusura.

I FATTI
La genesi di questa sconcertante vicenda risiede nella Determinazione Dirigenziale n. 1337  del 14 maggio 2014 con la quale è stato approvato un “Avviso Informativo Pubblico rivolto ad Associazioni, artisti, enti ed altri soggetti per lo svolgimento di attività promozionali ed eventi nei giorni di pedonalizzazione del Lungomare di Ostia, 15 giugno/24 agosto 2014”. In tale avviso si citava (testualmente): “I gazebo dovranno essere forniti, montati e smontati dagli stessi soggetti, potranno avere un ingombro massimo a terra di 4x4 mt., altezza massima di 2,5 mt. e posizionati sulla carreggiata esterna del lungomare, in aderenza allo spartitraffico, in modo da garantire l’eventuale passaggio di mezzi di sicurezza e di soccorso (i mezzi di sicurezza e/o soccorso potranno comunque utilizzare in qualsiasi momento anche la carreggiata interna)”.
Il tratto del lungomare interessato era quello definito nella memoria di Giunta n. 2 del 9 maggio 2014, tra via Giuliano da Sangallo e Piazzale Magellano (esclusa) nel periodo compreso tra il 15 giugno ed il 24 agosto 2014.
Successivamente, il 5 giugno 2014, presso la Sala Protomoteca del Campidoglio si è tenuta una Conferenza dei Servizi per stabilire la chiusura serale di un tratto del lungomare, rimodulando le date dal 14 giugno al 24 agosto 2014. A questa Conferenza dei Servizi è seguita la memoria di Giunta del X Municipio, la n.11 del 6 giugno 2014, con la quale si decideva, in forma non del tutto regolare secondo il diritto amministrativo, la chiusura serale estiva al traffico veicolare del tratto di lungomare di Ostia compreso tra via Giuliano da Sangallo e via del Bucintoro (estensione dunque della precedente memoria).
Ultimo passaggio, da parte della U.O. Gruppo X Mare del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale, la Determinazione Dirigenziale n. 939 del 12 giugno 2014 con la quale si approvava l'istituzione provvisoria di disciplina traffico per l'area in questione. La motivazione era quella sopra riportata: la chiusura al traffico veicolare del tratto di lungomare risultava necessaria perché il tratto indicato era “interessato da occupazioni di suolo pubblico relative ad eventi autorizzati dal Municipio X".
Ora, seppure la memoria di Giunta n.11 del 6 giugno avesse giustificato la pedonalizzazione per "sperimentare un tipo diverso di vivibilità e di mobilità nella cittadina di Ostia Lido", nascondendo nell'atto la vera motivazione poi inserita nella determinazione della Polizia Locale del 12 giugno, il fatto grave è che sempre il 12 giugno il X Municipio, con determinazione dirigenziale n.1564, posticipava la pubblicazione degli organismi ritenuti idonei per lo svolgimento delle attività inerenti all'avviso pubblico.
Solo il 19 giugno con determinazione dirigenziale n.1668/2014 (prot.76140/2014) il X Municipio approvava la graduatoria dell’avviso pubblico sopra menzionato riservandosi, con successiva nota, di invitare i proponenti per la scelta del posto dove allestire i gazebo. Mai i gazebo verranno posizionati su sede stradale, come previsto dall'avviso pubblico, ma il lungomare resterà chiuso come se invece ci fossero.

CONCLUSIONI
Soldi buttati, continue contestazioni dei residenti e dei commercianti esasperati, segnaletica stradale irregolare, nessuna trasparenza amministrativa sui costi reali, manifesti abusivi per il concerto degli Stadio e si potrebbe andare avanti per pagine intere. Il fatto più grave rimane che su strade vuote, la cui chiusura è stata falsamente giustificata, sono state elevate ben 3.177 multe per divieto di sosta. A cosa è servito? A ripagare gli straordinari della Polizia Locale inutilmente occupata ai varchi? 

lunedì 25 agosto 2014

OSTIA, CHIUDE LA PEDONALIZZAZIONE TRA I FISCHI

Si chiude la fase estiva della pedonalizzazione del lungomare con i commenti negativi dei cittadini raccolti dal nostro sondaggio pubblico. Il coro è unanime: un progetto senza idee, un'area troppo vasta, pochissimi eventi e quei pochi male organizzati, caos parcheggi, bancarelle davanti alle attività commerciali, senza contare i problemi per i residenti e la scelta di un'area dove il mare è 'invisibile'. Aggiungiamo i 25 mila euro spesi dal Comune per mettere dei cartelli sbagliati (riportavano l'orario di chiusura al traffico in difformità da quanto previsto dai vigili urbani), l'inutilità delle 7 aree di parcheggio (lontanissime) e del servizio 'Navette Mare' (autobus vuoti), ma anche lo scandalo dei 100mila euro spesi dalla Regione Lazio con poca trasparenza, di cui 45 mila per il concerto degli Stadio e oltre 12 mila per le riprese, concerto pubblicizzato dal Municipio addirittura con affissioni abusive contestate dallo stesso Comune di Roma. Appena l'11% dei circa 200 commenti finora pervenutici nelle prime 24 ore del sondaggio si ritiene soddisfatto, ammettendo la presenza di "qualche difetto, che certamente si correggerà, come per tutte le sperimentazioni, peraltro con poche risorse". In realtà le risorse, almeno quelle economiche, ci sono state eccome. Da una prima stima delle spese sostenute (straordinari dei vigili urbani, rimborsi per la protezione civile, spese dei cartelli, contributi istituzionali, mancati introiti per l'occupazione del suolo pubblico, etc.), l'importo a carico delle casse pubbliche si è aggirato intorno a un milione di euro. Forti le lamentele dei poveri cittadini capitati sotto le grinfie della polizia municipale che si son visti multare e, in alcuni casi, rimuovere l'auto perché parcheggiata sul lungomare. E qui sta il paradosso di questa finta pedonalizzazione, richiesta dal Municipio e autorizzata dai vigili urbani "poiché il tratto indicato è interessato da occupazioni di suolo pubblico relative ad eventi autorizzati dal Municipio X". Gli unici eventi sono stati infatti al pontile (squallida l'esibizione di bancarelle e biliardini 'calcio balilla'), al cosiddetto 'curvone (un caciarone Villaggio Mondiale, andato deserto per molte serate, complice anche l'eliminazione dell'Italia) e presso i giardini storici davanti al Plinius (occupati da strutture più volte sanzionate dove addirittura si sono annaffiate le aree verdi con l'uso dell'acqua potabile delle bocchette pubbliche). Nessun evento che aveva bisogno della chiusura della sede stradale o almeno di entrambe le carreggiate del lungomare. I cittadini già avevano cotestato l'edizione autunnale per gli stessi motivi ma il Municipio ha voluto imporre la sua sfida ai commercianti, noncurante della gestione del bene pubblico. Assenti anche i tradizionali fuochi d'artificio di ferragosto. In compenso, tra tanta desolazione (per molte sere assente anche l'illuminazione stradale) non è mancato il rumore soprattutto del Villaggio Mondiale, quasi a voler richiamare un'attenzione non dovuta per la pochezza dei contenuti. A tutto questo, si aggiunge l'alibi del maltempo menzionato dal Municipio. Ma se questo è il massimo che si riesce a fare d'estate e ci si lamenta del maltempo, figuriamoci se Ostia può pensare a una destagionalizzazione in veste di meta turistica: d'inverno cosa ci proporrà Tassone, presidente del Municipio, le caldarroste?

sabato 23 agosto 2014

OSTIA, L'EPILOGO DELLA FINTA PEDONALIZZAZIONE

Un ridicolo sondaggio del Comune di Roma, introdotto da una mail di Andrea Tassone, presidente del nostro Municipio, vuole sapere l'opinione della gente sulla finta pedonalizzazione del lungomare di Ostia. Un flop che si cerca di salvare con dati raccolti da un 'sondaggio'? Beh, allora lo facciamo pure noi.
Chi volesse esprimere la sua opinione sul lungomare pedonalizzato lo può fare rispondendo a poche domande di un apposito modulo messo a disposizione dei cittadini. 

Condividetelo, così confronteremo i nostri dati con i loro dati: http://1drv.ms/1p1DTYC

martedì 19 agosto 2014

LA STRAGE DEI PINI DI OSTIA: DENUNCIA ALLA CORTE DEI CONTI

Denuncia alla Corte dei Conti per come sono stati spesi nel 2014 molti, troppi, soldi pubblici per la potatura dei pini nel Municipio X.
I lavori di potatura (spesso selvaggia) dei pini sono iniziati in primavera, compresa la via Cristoforo Colombo e via di Castelfusano, strade dove i pini ricoprono anche un elevato valore paesaggistico. I lavori ancora procedono, incuranti delle prescrizioni che questi alberi impongono, soprattutto per quanto riguarda il periodo di potatura che dovrebbe essere quello invernale, la fase fenologica migliore, quando la pianta è al massimo delle forze e quando il rischio di attacchi di patogeni è più basso. Non solo, ma le potature nel Municipio X sono spesso avvenute in corrispondenza di lavori di rifacimento del manto stradale, con gravi danni all'apparato radicale di superficie, fondamentale per la stabilità della pianta stessa. Non ci risulta che i lavori siano stati eseguiti con l'assistenza di un agronomo come invece aveva garantito l'assessore comunale ai Lavori Pubblici, Paolo Masini, dal cui Dipartimento sono arrivati gran parte dei soldi.
Disastrosa anche la trasparenza amministrativa sull'affidamento di questi lavori in somma urgenza che il Municipio è stato costretto a fare dopo la morte dell'uomo rimasto vittima a inizio anno sulla via Cristoforo Colombo proprio per la caduta di un pino.

DANNI ALL'APPARATO RADICALE
Le radici dei pini, oltre alle funzioni di assorbimento, trasporto e immagazzinamento di sostanze utili per la vita della pianta, assolvono alla funzione biomeccanica di ancoraggio dell’albero al terreno. La caratteristica delle radici di un pino è di svilupparsi più in larghezza che in profondità: tagliandole, è impossibile che il pino rimanga in piedi. Eppure ciò è avvenuto, p.es., su via di Castelfusano, via dei Pescatori e via di Castelporziano, esponendo dunque i pini, in prossimità dei tagli sui tessuti radicali, anche all'attacco di agenti patogeni. Ricordiamo che di solito, in condizioni normali, il sistema radicale si estende, in larghezza, per un diametro pari a una volta e mezzo la proiezione della chioma sul terreno, scendendo nello strato poroso ed ossigenato fino a circa 60-80 cm di profondità (a seconda  della struttura del terreno: in un terreno sassoso la profondità aumenta, in un terreno argilloso diminuisce). Invece, nei lavori eseguiti nel Municipio X, le radici sono state ridotte, 'grattate' e ricoperte d'asfalto per il rifacimento del manto stradale, aumentando il rischio di schianti e crolli improvvisi delle piante.

'SBRANCATURA' DEI RAMI
Per ignote questioni di sicurezza, invece di redigere un controllo sullo stato di salute di ciascun pino e poi intervenire, è stata eseguita un'indistinta potatura di tutti i pini mediante la tecnica che in gergo si chiama 'sbrancatura'. Consiste nell'asportare tutti i rami bassi lasciando solo un ciuffo di chioma apicale, riducendo il pino a "uno spazzolino del cesso". In tali situazioni, la pianta reagisce all'asportazione di foglie (gli aghi) ricreando foglie in abbondanza sui rami rimasti alla sommità, innalzando la chioma e di conseguenza innalzando il punto di applicazione delle forze del vento, che avrà più gioco sull'intera altezza della pianta e tenderà a scalzarla esercitando un effetto leva lungo l’intera  struttura. E' evidente che tutto ciò peggiora la situazione di stabilità del pino se accompagnato dai danni subiti dall'apparato radicale. Inoltre, rimuovendo i rami bassi, si espongono improvvisamente al vento rami che fino ad allora sono stati protetti all'interno della chioma e che non sono mai stati oggetto di tensione dinamica (gli stimoli esterni) e non hanno sviluppato quindi la giusta elasticità nei tessuti di sostegno. Spesso questi rami interni si “appoggiavano” su un ramo inferiore, e quando quest’ultimo viene asportato viene a mancare il sostegno al ramo superiore col conseguente crollo del ramo stesso (come sta accadendo).
E' per tali motivi che su tutti gli alberi che vivono in un contesto urbano o lungo le strade, è fortemente sconsigliato innalzare la chioma togliendo le corone: più è alto un albero, maggiore è l’effetto esercitato dal vento, che agisce sulla vegetazione come fosse una vela di una nave.

APPALTI NON TRASPARENTI
Senza alcun bando di gara, senza alcuna pubblicazione integrale delle determinazioni dirigenziali con le quali sono stati affidati i lavori, risultano esser stati spesi, solo nel Municipio X, almeno 2 milioni di euro per le potature. Negli elenchi degli atti amministrativi previsti per legge (Dlgs 33/2013, artt. 33 e 37), da pubblicare sul sito del Comune di Roma, non risulta sempre il nome della ditta e quelle che risultano sono sempre le stesse. Aggiungiamo che lavori di questo tipo non prevedono alcun collaudo ma solo la dichiarazione della ditta della corretta esecuzione dei lavori. Visto come sono stati condotti, non c'è molto da fidarsi.

In aggiunta è da segnalare che tutti i tagli finora eseguiti sono stati fatti con le motoseghe e non, come prescrive la moderna arboricoltura, a segaccio. I tagli neppure si sono limitati a rami inferiori a 3 cm di diametro e né è stato rispettato il limite del 20% del verde della pianta. Tagli sconsiderati a favorire l'innalzamento della chioma eliminando i rami più bassi e in alcuni casi addirittura eseguendo potature di formazione che, su queste piante, sono del tutto vietate.
Danni perenni, considerato che i pini non hanno capacità di ricacciare dopo il taglio e hanno una ramificazione a fusto semplice, cioè con un solo asse principale che cresce più dei rami secondari.
Si è dunque alterato l'equilibrio interno delle forze che agiscono sui nostri pini, frutto di una serie di forze e resistenze che nel loro complesso danno alla pianta la stabilità necessaria per stare in piedi e non cadere. Intervenire in maniera sconsiderata su un pino può essere la causa di gravi scompensi negli equilibri delle forze della pianta. Qui, nel Municipio X, pagando addirittura due milioni di euro, ci sono riusciti.

mercoledì 6 agosto 2014

ABUSIVI I MANIFESTI DI 'OSTIA MON AMOUR': LO CONFERMA IL COMUNE DI ROMA

Abbiamo la conferma ufficiale del Servizio Pubbliche Affissioni del Comune di Roma: i manifesti fatti affiggere dalla Regione Lazio e dal Municipio X per il concerto degli Stadio, ad Ostia, all'interno della discussa pedonalizzazione del lungomare ('Ostia mon Amour'), erano abusivi.
Era il 25 luglio quando li abbiamo fotografati dopo aver ricevuto, da giorni, decine di segnalazioni dei cittadini che lamentavano la presenza di migliaia di questi manifesti affissi ovunque: pensiline degli autobus, recinzioni dei cantieri, muri di proprietà private, cabine elettriche, etc., molti di essi addirittura fuori dal Municipio X. Le foto parlavano chiaro: su tutti era assente il timbro a secco, in alto a destra, che ne autorizzava l'affissione. Ora ci aspettiamo le dovute sanzioni verso i committenti: Regione Lazio e Municipio X che non potranno dire che 'non ne sapevano nulla'.
Alcuni chiarimenti sono d'obbligo. I manifesti in questione sono competenza del servizio delle pubbliche affissioni, regolamentato dall'art.18 del D.Lgs. 507/1993: "... manifesti di qualunque materiale costituiti, contenenti comunicazioni aventi finalità istituzionali, sociali o comunque prive di rilevanza economica". Le attività di natura amministrativa, cioè le autorizzazioni, vengono svolte da un apposito dipartimento del comune mentre l'affissione materiale dei manifesti viene affidata, tramite gara d'appalto, a una società esterna alla quale è riconosciuto un corrispettivo annuale variabile in ragione del numero di manifesti affissi.
Anche se la carenza degli spazi per le 'pubbliche affissioni' prevede la possibilità di mettere manifesti un po' dovunque, p.es., sui bandoni dei cantieri, l'affissione deve però avvenire sempre all'interno della regolarità amministrativa: timbratura del manifesto, affissione in spazio autorizzato, rispetto della durata espositiva, affidamento alla ditta incaricata.
Il caso di 'Ostia mon Amour', del concerto degli Stadio al pontile di Ostia per il 30 luglio, è dunque scandaloso per i seguenti 4 motivi

  1. i manifesti sono stati affissi in spazi non consentiti neanche alla pubblica affissione;
  2. i manifesti sono stati affissi da una ditta differente dalla società affidataria per il servizio delle pubbliche affissioni;
  3. i manifesti sono stati affissi senza alcuna autorizzazione del dipartimento competente;
  4. i manifesti sono stati affissi prima della durata espositiva (26-30 luglio) autorizzata.

Ricordiamo che a Roma, gli introiti dei diritti di affissione non sono neppure sufficienti a coprire le spese sostenute per l'affissione materiale, senza contare i costi aggiuntivi della struttura comunale che cura la gestione del servizio. Al contrario a Milano, p.es., i ricavi sono invece il quadruplo di Roma. Una multa, nel nostro caso, vista la quantità di manifesti abusivi affissi (e defissi) oscilla globalmente intorno a 100mila euro: chi li paga? Perché su una cosa siamo certi e cioè che qualcuno, questo scempio, lo dovrà pagare. Sarà dunque un ulteriore costo di una iniziativa fallita ('Ostia mon Amour') che doveva essere'a costo zero per le casse comunali' e che invece supererà al termine dei due mesi il milione di euro. Alla faccia dell'imbarazzanti rassicurazioni del presidente del Municipio X, Andrea Tassone, che ora dovrà rispondere in prima persona di questo scandalo.